Lettere da Volterra

«14-5-914
Carissimo figlio
Sono con la presente a farti sapere l’ottimo stato di mia salute, così voglio sperare che sarà di te e di tutta la famiglia. Io non so proprio cosa pensare per questo tuo ritardo nello scrivermi; che a momenti è un anno che non ricevo notizie da voialtri e credi che sto molto in pensiero. E mi meraviglio perché per il passato mi avete sempre scritto e mi avete sempre mandato qualche cosa; ora io non so se vi siete dimenticati di vostro padre, che per il passato mi avete voluto sempre bene e credo di essermelo meritato.
Mi farai sapere di Cecchino se si è ingaggiato un’altra volta, perché ancora da lui non ho ricevuto più nessuna notizia; si che per prima mi ha sempre corrisposto. Mi raccomando dunque a te che tu mi faccia tanto la carità di rispondermi perché credi che senza vostre notizie sto molto ma molto male e spero che mi farai contento. Sai bene che fumo e stare sempre a chiedere a quello o a quell’altro mi vergogno e poi sai ti possono dare una fumata una volta poi non te la danno più. Dunque mi raccomando a te se tu mi puoi assistere col mandarmi qualche cosa pensa che sono tuo padre; senti magari ancora Cecchino e fra tutti e due guarda se mi potete contentare. E poi credi che quaggiù vengono a trovare gli ammalati di tanto lontano io proprio non so come mai voi non vi rimova mai la coscienza di venirmi a fare una visita che credi bramerei tanto di rivedermi.
Una volta ero vostro padre!

Ora si vede forse che non lo sarò più.

Riceverai intanto tanti saluti e baci ne ripasserai ai bimbi a Vincenzo a Cecchino a
Sandrino e a tutti di casa tanti saluti a tutti gli amici e chi dimanda di me mi dico tuo

Riccardo B.»

Queste lettere non furono mai spedite, non furono mai lette da nessun destinatario; venivano prese e allegate alla cartella clinica dell’ammalato.
Sono state censurate.

*testi tratti dal libro “Centro d’igiene mentale. Un cantastorie tra i matti” di Simone Cristicchi.

Quei simboli sono solo una parte dei 180 metri di muro incisi da Oreste Ferdinando Nannetti durante il suo internamento al Manicomio San Girolamo di Volterra.
Nannetti era solitario, non parlava con nessuno ma ha lasciato impresse non solo denunce di maltrattamenti subiti ma anche deliri, disegni, pensieri, lettere e poesie.
I suoi sentimenti.
La sua vita.
Queste incisioni sono diventate una delle più importanti espressioni di “Art Brut”. Alcuni metri sono stati ristrutturati e spostati nel museo Lombroso di Volterra. Quello che rimane invece è lasciato all’abbandono, perdendo giorno dopo giorno pezzi e memoria.
Nannetti si definiva «un astronautico ingegnere minerario nel sistema mentale», più semplicemente si firmava “N.O.F. 4”, 4 come i luoghi in cui è stato rinchiuso.

https://it.wikipedia.org/wiki/NOF4